30 Marzo 2026

TFR e Destinazione a Fondi Pensione o Fondo Tesoreria INPS: Aggiornamenti 2026

Con la Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025), la gestione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) ha subito cambiamenti rilevanti per aziende e lavoratori. Le principali novità riguardano la possibilità di destinare il TFR a forme pensionistiche complementari o al Fondo di Tesoreria INPS, le regole del silenzio-assenso, i benefici fiscali per le imprese e le nuove soglie per l’obbligo di versamento.

Di seguito i punti fondamentali da conoscere per il 2026.

 

Il TFR e la sua destinazione

Quando il TFR non viene trattenuto in azienda ma confluisce in un fondo pensione o nel Fondo Tesoreria INPS, le imprese non lo accantonano più direttamente in bilancio. Questo comporta vantaggi economici e fiscali rilevanti, indipendentemente dal fatto che il lavoratore scelga liberamente la previdenza complementare o vi sia obbligo contrattuale.

 

Cosa sono i fondi pensione

I fondi pensione sono strumenti di lungo periodo pensati per integrare la pensione pubblica. Si distinguono in varie tipologie, con modalità di adesione differenziate a seconda del profilo del lavoratore. Possono aderire dipendenti pubblici e privati, soci lavoratori di cooperative, liberi professionisti e altre categorie particolari.

 

Obbligo e soglie dimensionali per il Fondo Tesoreria INPS

La Legge di Bilancio 2026 ridefinisce le soglie di obbligo per il versamento del TFR al Fondo Tesoreria INPS, basate sulla media dei dipendenti dell’anno precedente:

  • 2026–2027: ≥ 60 dipendenti
  • 2028–2031: ≥ 50 dipendenti
  • Dal 2032: ≥ 40 dipendenti

La verifica annuale della media occupazionale è necessaria per determinare l’obbligo.

 

Comunicazioni all’INPS

Le aziende che superano la soglia prevista devono inviare entro il 31 marzo la dichiarazione di superamento soglia all’INPS, ottenendo il codice necessario per i versamenti del TFR al Fondo Tesoreria.

 

Conseguenze della scelta di destinazione

Destinare il TFR a un fondo comporta alcune implicazioni:

  • Vincolo della scelta: una volta effettuata, la destinazione non può essere modificata; in caso di cambio di lavoro, il montante può essere trasferito a un nuovo fondo.
  • Accesso anticipato: i fondi possono essere utilizzati prima della pensione solo in circostanze specifiche, come spese sanitarie o disoccupazione prolungata.
  • Benefici fiscali: i contributi aggiuntivi versati sono deducibili fino a un limite annuo definito dalla legge.

 

Silenzio-assenso dal 2026

Dal 1° luglio 2026, se un nuovo assunto non comunica la propria scelta sul TFR nei termini previsti, il montante viene automaticamente destinato al fondo pensione collettivo del contratto di riferimento (CCNL). Questo comporta:

  • una crescita della quota di TFR esternalizzata;
  • un ampliamento della base su cui si applicano le compensazioni fiscali e contributive.

 

Vantaggi per le aziende

Le imprese che trasferiscono il TFR a un fondo pensione o al Fondo Tesoreria INPS possono beneficiare di una riduzione degli oneri contributivi e di agevolazioni fiscali. In particolare:

  • riduzione del contributo al Fondo di garanzia TFR dello 0,20%;
  • deduzione dal reddito d’impresa pari al 6% (aziende <50 dipendenti) o 4% (≥50 dipendenti) dell’ammontare del TFR maturato nell’anno.

 

Esempio:

Se un’azienda con meno di 50 dipendenti ha accantonato quote TFR per i propri dipendenti (che hanno scelto il fondo pensione) pari a 10.000€ in un anno → vengono sottratti 600€ dal reddito d’impresa imponibile ai fini IRES/IRPEF.

Questi strumenti incidono direttamente sul costo del lavoro e sull’imposizione fiscale, generando un risparmio immediato. La norma intende premiare maggiormente le piccole imprese con una deduzione più alta (6%) perché, a differenza delle grandi, non avrebbero l’obbligo di versare il TFR alla Tesoreria INPS.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il fatto che, una volta trasferito il TFR all’esterno, l’azienda non deve più rivalutarlo annualmente. Questo produce un duplice vantaggio:

  • si evita la rivalutazione obbligatoria (1,5% + 75% dell’inflazione);
  • non si paga più l’imposta sostitutiva del 17% su tale rivalutazione.

Dal punto di vista della struttura aziendale, il mancato accantonamento del TFR comporta anche effetti sul bilancio: il TFR non figura più come passività, contribuendo a migliorare alcuni indicatori finanziari dell’impresa.

In sintesi, a fronte della perdita della disponibilità del TFR, le aziende ottengono:

  • minori costi contributivi;
  • vantaggi fiscali;
  • eliminazione degli oneri di rivalutazione;
  • effetti positivi sul bilancio

 

Indicazioni operative

Per garantire la corretta gestione del TFR, le aziende devono:

  • Monitorare annualmente la media dei dipendenti rispetto alle soglie;
  • Aggiornare sistemi paghe e HR secondo le nuove regole;
  • Informare chiaramente i lavoratori sulle opzioni disponibili;
  • Predisporre tutta la documentazione e le comunicazioni richieste dalla normativa.

 

LinkedIn
WhatsApp
Facebook
Email

Cosa stai cercando?